Vangelo

Non sono venuto a portare pace sulla terra, ma divisione.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 12,49-53

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

Il Vangelo, nel suo insieme, ci parla di Dio come Amore, e di Gesù, suo figlio, come re di pace e di giustizia.

Ma il brano evangelico di oggi ci suona quasi sconcertante, poiché Gesù usa frasi come “non sono venuto a portare la pace ma la guerra”; “sono venuto a gettare il fuoco sulla terra”. Termini come fuoco, guerra risvegliano in noi fantasmi inquietanti: fuoco su Sodoma e Gomorra, guerre devastanti, piene di odio, di distruzioni e di sangue.

Per fortuna Gesù – con quei termini – intese dire ben altre cose. Il fuoco portato da Gesù sulla terra è quello dell’amore, dello Spirito santo, e perciò poté dire: “come vorrei che fosse già acceso!”. Il fuoco di cui parla Gesù non è fuoco di Sodoma e Gomorra ma è quello del roveto ardente, che brucia senza consumarsi. E’ fuoco che, come il sole, produce luce e calore e dà vita e colori alle cose. E’ il fuoco ritenuto sacro da molti popoli antichi, che trasforma ma non annulla. Qualche filosofo come Eraclito ritenne il fuoco l’arché di tutte le cose. Le Vestali erano le custodi del fuoco sacro. Il fuoco richiama anche la dolce immagine del focolare domestico.

Il fuoco di cui parla Gesù è quello delle fiammelle apparse nel giorno di pentecoste sul capo di Maria e degli apostoli, per trasformarle in persone nuove, coraggiose, altruiste, annunciatrici dell’amore eterno tra gli uomini. Il fuoco di cui parla Gesù lanciò i missionari nei quattro angoli della terra, creò i martiri, consacrò le vergini. Gesù stesso, nell’Apocalisse, si presentò a Giovanni come “colui che ha occhi fiammeggianti come fuoco” ( Ap. 1,14; 2,19). E gli occhi, si sa, si infiammano per ira o per amore!

Il battesimo che Gesù desiderava di ricevere al più presto non era quello dell’acqua, già ricevuto all’inizio del suo ministero da Giovanni nel fiume Giordano, ma era il battesimo di sangue per la redenzione del mondo. “Come sono angosciato (sunèchomai) finché non sia compiuto!”. Gesù non era angosciato perché doveva soffrire, ma perché desiderava riceverlo per salvare l’umanità. L’angoscia di Gesù non deve farci pensare che la sua passione sia stata indolore, essendo figlio di Dio. Sappiamo che sudò sangue e la sua natura umana, fragile come la nostra, cadde in contraddizione col desiderio di donarsi, chiedendo al Padre di allontanare da lui il calice amaro, ma si rialzò dicendo: “sia fatta non la mia ma la tua volontà”. Alla fine, cioè, vinse la sua generosità umano-divina!

La guerra: questa è forse l’espressione che più ci turba: non è Gesù il re della pace? Possiamo mai attribuire a lui tutte le guerre del mondo? Assolutamente no!

Gesù parla della necessità di dichiarare guerra al male e di prendere le opportune distanze da esso e da tutti coloro che lo praticano, fino a separare – se necessario – gli sposi tra loro, e i genitori dai figli. “Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di mé”. Satana stesso disse a Gesù, urlando: “Che hai tu in comune con me, Gesù, Figlio del Dio altissimo?” (Mc 5, 7). Il nostro pensiero corre spontaneo a quei cristiani che abbandonano Cristo al momento in cui si sposano con uno/a non cristiano; o a quei cristiani che sposano un partner che costringe a non frequentare i sacramenti, a non  battezzare i propri figli ecc.! E’ meglio separarsi, se le cose vanno così…

Gesù disse anche che è venuto a separare persino le varie membra del corpo umano, se necessario per evitare il male e fare il bene: “Se la tua mano…, il tuo occhio…, il tuo piede ti è di scandalo” (Mt 5,29s), è meglio tagliarli e gettarli via anziché essere gettati nel fuoco della Geenna.

La guerra guerreggiata con le armi è fuori dai piani del vangelo, che ha come base il perdono di Dio agli uomini e degli uomini tra di loro: “rimetti  a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori”.

Il vangelo raccomanda di preferire la morte, anziché fare guerra, anche verbale, con una persona.

L’unica guerra gradita a Dio è quella contro i propri vizi. L’autore della lettera agli ebrei dice: “Non ancora avete resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato”.

Non guerra ma pace, non disunione ma unione, non odio ma amore: questo è il cuore della Buona Novella annunciata da Gesù.

P. Fiorenzo Mastroianni

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