Dati raccolti da Fiorenzo Ferdinando Mastroianni (Tel 081.751.94.03)

Napoli (Neapolis) – Sant’Eframo Vecchio – SS. Efebo, Fortunato e Massimo – prov. Di Napoli (Campania) – Diocesi di Napoli – Anno di Fondaz 1530 – Anno di soppress 1861 – Ricuperato nel 1885 – Riaperto nel 1904.

I primi Frati cappuccini – sorti nelle Marche – furono accolti a Napoli nel 1529 da Maria Lorenza Longo presso l’Ospedale degli Incurabili. Il convento fu costruito nel 1530. La chiesetta preesistente – dedicata a S. Eufebio – era gestita da una “maestranza” laica, e vi era il Tez’Ordine Francescano.

Parte del terreno fu donato da Beatrice Ferrella, zia del Cardinale Alfonso Gesualdo, Arcivescovo di Napoli, e parente di vari nobili che favorirono  l’espansione in altre città della Campania.

Nel capitolo di S. Eufemia (Roma, 1535-1536) era presente il Vicario provinciale  P. Francesco da Siena, che a S. Eframo accolse spesso suo fratello P. Bernardino Ochino, il quale che vi incontrava l’eretico Juàn Valdès.

Nei tre capitoli generali ivi celebrati nel 1541, 1549, 1558 fu confermato Generale P. Bernardino Ochino,  ed eletti P. Bernardino d’Ast e P. Tommaso da Città di Castello.

Il Capitolo generale del 1567 istituì 8 Studi Generali, fra cui S. Eframo, dove insegnarono P. Girolamo da Pistoia e P. Mattia da Salò. Il primo collaborò con col futuro Cardinale Giulio Santori nella lotta antieretica a Napoli e Caserta, e rinunziò a suo favore all’infula cardinalizia, e  vi risiedette da Provinciale negli anni 1560-61; il secondo vi fu Guardiano nel 1568.

Ancora nel 1581 P. Basilio da Napoli, detto il giovane, dopo aver preso i voti nella provincia d’Abruzzo,  venne a Napoli “per attendere allo studio della filosofia e della sacra teologia”. Ciò significa che in quell’anno c’era a Napoli uno Studio degno di credito.

Vissero a S. Eframo il beato  Geremia da Valacchia, san Lorenzo da Brindisi e poi il Venerabile P. Francesco da Lagonegro e P. Francesco da Maddaloni morto in concetto di santità.

Nel 1589 il Provinciale P. Evangelista da Squinzano reperì i resti mortali dei santi Vescovi Eufebio, Fortunato e Massimo, nella catacomba a loro dedicata.

Il  catalogo della cospicua biblioteca del ‘500 è reperibile nel Cod. Vat. Lat. 11325 (pp. 44-65).

  1. Bernardo da Napoli (1626-29) “fece fare la nuova fabbrica” e vi introdusse l’arte della lana.

Nei moti di Masaniello (1647-48) alcuni Cavalieri si rifugiarono a S. Eframo, e furono protetti dal Guardiano P. Paolino da Ravello e P. Girolamo da Napoli – aambedue di nobili origini – quando vennero a cercarli gli uomini armati mandati dal Duca di Guisa.

Al tempo dell’inchiesta di Papa Innocenzo X (1650) il convento contava 56 celle, ospitava 19 sacerdoti, 2 chierici, 18 laici.

Entrando in chiesa, due lapidi ricordano i Cappuccini morti assistendo gli appestati nel 1656, quando il convento divenne Lazzaretto dei Frati infetti. Fra essi P. Antonio da Giugliano, “il redentore de cristiani” di Tunisi, che aveva pronte per le stampe Flammigerae aspirationes; P. Dionisio da Caserta, che, passato il contagio, eresse “tutto il dormitorio nella sua parte superiore” del convento.

Nel Settecento furono apportati sostanziali cambiamenti alla struttura conventuale, col soldo di vari Banchi. P. Francesco Maria da Napoli rese coltivabili i giardini e ottimizzò i corsi d’acqua coinvolgendo i suoi “nobili parenti” e i condannati alle galere.

Nel 1728 e nel 1734 furono commissionati quadri per l’altare maggiore, attribuibili a Francesco Solimena o a Jacopo Cestaro. In sacrestia, la Madonna con Bambino e san Giovannino è attribuibile al napoletano Nicola Maria Rossi o al romano Carlo Moretti.

Il Guardiano P. Agostino da Caserta fece costruire nel 1773 un nuovo altare maggiore, in marmo, opera di Michele Salemme.

  1. Antonio da Napoli, Guardiano nel 1776, ordinò la nuova pavimentazione della chiesa, delle cappelle e del “lastrico” della chiesa, opera di Cristoforo Barberio; inoltre la fece ornare di stucchi da Gaetano Chianese.

Nel 1791 il convento aveva una Scuola pubblica col maestro P. Francesco da Frattamaggiore.

A Sant’Eframo i Frati furono testimoni della santità di Mons. Nicola Molinari, che fu ospite del convento e morì in concetto di santità.

Nel Decennio francese (1806-1815) il Sindaco propose di spostare i Cappuccini da S. Eframo – dove sarebbero stati stanziati i militari – a S. Maria degli Angeli, insieme coi Frati Riformati. Ma non fu soppresso.

Nel 1821 e nel 1822 il Governo concesse al convento 20 ducati “per le 40 Ore” e 10 per le spese della settimana santa e del santo sepolcro.

Nel 1822 il Guardiano si lamentò presso l’Intendente,  perché il Sindaco da alcuni anni non corrispondeva “l’offerta solita per la solennizzazione della festa” di S. Eufebio.

Nel 1837 Tommaso Bruno rappresentò in maioliche – nella cappelletta dell’atrio – il prete che fugò i saraceni; tra il 1844 e il 1850 fu restaurata la chiesa, e il Bruno produsse le maioliche del pavimento, e riprodusse in maiolica l’Assunta e santi Cappuccini.

Nel 1847 c’è  l’unico Studio di teologia,  a fronte di ben 7 Studi di filosofia nella Provincia

Soppresso il 17.II.1861, il convento non fu abbandonato subito: infattie dal 1862 al ‘65 il futuro Vescovo e missionario P. Salvatore Bressi vi insegnò materie letterarie.

Nel 1863 fu trasferita in questa chiesa la statua miracolosa della Madonna del Brasile e collocata sull’altare maggiore. E forse vi fu trasferita anche il bassorilievo della Madonna della neve, attribuita a Mino da Fiesole, che meno di un secolo dopo fu venduta, lasciando nella chiesa una copia mal riuscita (l’originale fa parte di una collezione privata a Venezia).

Tra fine 1866 e inizio 1867, documenti e oggetti  furono incamerati dal demanio, e il 7.XII.1868 la biblioteca fu assegnata alla biblioteca di S. Giacomo; il convento col giardino fu acquistato dal Cav. Enrico De Falco. Il 17.VI.1885 P. Francesco Maria da Caserta e P. Leone da Napoli dichiararono di aver acquistato il convento e orti annessi, a nome e coi soldi di due Monache delle Trentatré e del Canonico Bitetti, fratello di P. Francesco.

Nel 1886 il generale Andermatt, nella sua relazione dopo la visita alla Provincia, accenna al convento.

Nel 1898 furono acquistati due terzi del convento intestati alle Monache Clarisse Cappuccine, per la somma di lire 12.000, il resto era nelle mani del Canonico Bitetti.

Da ottobre 1904 S. Eframo fu “assolutamente” riaperto, e nel gennaio 1905 vi furono destinati 32 Frati, compresi 16 Studenti di filosofia e teologia.

Da settembre 1906 divenne sede provincializia fino al 1947.

Nel 1909 una parte del convento fu destinata a infermeria provinciale, mentre un’altra parte restò occupata da inquilini laici, fino al 1930, quando si celebrò il IV centenario della fondazione. Durante la guerra si stabilì in convento l’amministrazione militare.

Ricorrendo il primo centenario dell’arrivo della Madonna del Brasile in Italia, nel mese di agosto 1928 ci furono grandi festeggiamenti.

Nel 1931 l’archeologo Antonio Bellucci riscoprì le catacombe su cui poggia il convento.

Nel 1933 divenne sede di uno “Studio generalizio interprovinciale”, con circa 40 studenti di filosofia e teologia delle Province di Napoli, Salerno, Cosenza e Reggio Calabria. Tra i docenti, Mons. Inglese e P. Ottavio da Alatri, fondatore de L’Italia Francescana. Rettore P. Camillo da Torino, già Rettore del Collegio Etiopico.

Il Provinciale P. Gennaro da Pozzuoli destinò nel 1941 una parte del convento a Infermeria provinciale, e un’altra a Biblioteca provinciale.

Durante la II guerra mondiale S. Eframo ed altri conventi divennero centri di raccolta e distribuzione di cibo, ed anche rifugio di giovani ricercati dai tedeschi.

Nel 1948 il convento aprì alle ACLI, ai Comitati civici e ONARMO.

Nel 1950 divenne sede di uno Studio nazionale “per la preparazione culturale, pedagogica e didattica” degli insegnanti nei Seminari serafici, di cui fu Rettore P. Ilarino da Milano, predicatore apostolico.

Con l’elezione a Provinciale di P. Francesco Saverio Toppi (1959) tornò ad essere sede della Curia provinciale, e lo Studio di liceo e teologia accoglieva 49 giovani.

Dal 1961 la chiesa divenne Parrocchia intitolata ai Santi Efebo, Fortunato e Massimo.

Il 29.III.1969 uno dei Frati del convento, P. Gabriele Russo, istituì la Casa del Sorriso per le ragazze madri. Dal 1972 vi è la Direzione della rivista Studi e ricerche francescane (dal 2006 Rivista Storica dei Cappuccini di Napoli), e dal 2001 al 2013 anche del bimestrale Il Cappuccino. Dal 1989 è sede del centro di produzione televisivo TDC (=Tele-Diffusione-Cattolica), che fornisce programmi a diecine di emittenti, con Biblioteca annessa di 15 mila volumi. Vi è anche un Museo missionario e un Museo della Provincia.

Il convento è un vero Centro culturale, con la Biblioteca Provinciale Laurenziana, ricca di 100 mila volumi.

Dal 1971 i Frati di S. Eframo assunsero la direzione della Parrocchia  di S. Croce, fino al 1983, e per il biennio 1972-74 anche del rione De Gasperi, ambedue a Ponticelli.

Dal Capitolo provinciale straordinario del 1975 si cominciò a discutere sull’utilizzo degli spazi vuoti dei conventi in genere e di S. Eframo in particolare, che venne offerto a Madre Teresa di Calcutta che, dopo averlo visitato, non lo ritenne adatto ai suoi scopi.

Dopo il terremoto del 23.XI.1980, il convento ospitò i senzatetto nei locali del chiostro.

Costituita la CIFIS, dal 1991 al 1993 i locali furono occupati dai giovani teologi dell’Italia meridionale peninsulare; anche dopo il 1993 vi restarono i soli chierici napoletani, brasiliani e rumeni.

FONTI

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I Frati Cappuccini, II,535 543-545 1294 1342 1621; III,2486 2489 4956 5107 5130 5154; IV,960 1868.

BN 29 54 385 386n.

I Cappuccini e la Congregazione,I,325; II,246; III,232; V,389 415; X,63 127 423 473 568-572 589-591 596-607 635-637 661-662 680 682-593 711-712 724-728.

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Id., La storiografia.

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