Vangelo

Marta lo ospitò. Maria ha scelto la parte migliore.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 10,38-42

In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

Parola del Signore.

La liturgia di oggi contiene due insegnamenti particolari, circa l’ospitalità e il primato dello spirito.

Le tre letture parlano dell’accoglienza: Abramo accoglie tre ospiti misteriosi, Marta e Maria accolgono Gesù, Paolo parla di “Cristo in voi” come il mistero nascosto da secoli ed ora manifestato ai suoi santi.

L’autore della lettera agli Ebrei, all’inizio del capitolo 13, scrive: “Perseverate nell’amore fraterno. Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, hanno accolto degli angeli senza saperlo” (Eb 13,1).

La prima lettura, tratta dal libro della Genesi, sembra alludere chiaramente alla Trinità, poiché parla di tre uomini ma usa i verbi al singolare: “Mio signore – dice Abramo – se ho trovato grazia ai tuoi occhi”. E inoltre, i tre promettono ad Abramo che sua moglie Sara avrà un figlio entro l’anno seguente.

Potremmo riflettere a lungo sull’accoglienza di Dio in noi. Dio si lascia ospitare dentro di noi, a la porta si apre solo dall’interno: egli sta alla porta e bussa.

Se dedichiamo dei minuti al silenzio e all’ascolto, sentiamo subito la voce di Gesù che ci dice di rinnegare il male e, se lo ascoltiamo, egli continua a indicarci una dopo l’altra le virtù da acquisire.

Accogliere Gesù non solo come individui, ma anche come famiglia. Le nostre case non sembrano chiese domestiche ma templi pagani. Spesso manca persino il Crocifisso e mancano quadri e statue di Gesù e di Maria. Al loro posto troviamo dubbie opere d’arte e sconcezze varie. Nelle nostre case non si prega mai insieme, non si legge mai la Parola di Dio insieme.

Il Vangelo di Luca, oltre a parlare dell’accoglienza di Gesù da parte di due sorelle, tocca l’argomento dell’importanza del lavoro umano e primato dello spirito. Infatti Luca parla di Marta come della donna maggiorenne che sente la responsabilità di avere in casa un personaggio importante come Gesù, ed è giustamente preoccupata di fare bella figura con lui, preparando forse pranzo.

Mentre Marta sbriga i servizi, Gesù si siede e parla con la sorella di Marta, di nome Maria, la quale, secondo l’uso antico, si sedette ai piedi di Gesù per ascoltare le parole di grazia che uscivano dalla sua bocca.

Dal punto di vista del galateo e della buona educazione, ambedue le sorelle svolsero perfettamente il ruolo spettante a ciascuna di loro: una prepara la mensa, l’altra intrattiene l’ospite.

Qualcosa – però – stravolge questo apparente equilibrio: Marta osa rimproverare sia la sorella che Gesù, dicendo: “Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti”.

Ma Gesù non era il tipo che accettava rimproveri, comandi e riprensioni, e rispose a Marta con poche ma significative parole: “Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta”.

Gesù apprezzò il lavoro di Marta, soprattutto perché lavorava per lui. Non c’è cosa migliore che lavorare per Dio! Tuttavia la risposta del Maestro induce a riflettere, poiché dice a Marta e a tutti noi che non bisogna esagerare: l’esagerazione è una prova che non stiamo lavorando per Dio ma per noi, magari per fare bella figura. “Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose”. Gesù rileva l’affanno, l’agitazione, che certamente non piacciono al Dio della pace, della serenità, del bene! L’affanno per le troppe cose danneggia il corpo e la mente, provocando dannose malattie, di cui diamo poi colpa a Dio!

Equilibrio, dunque! Primato della preghiera!…

La storia insegna che i Benedettini dividevano le 24 ore del giorno in tre spezzoni: 8 ore per il lavoro, 8 per la preghiera, 8 per il riposo. Ma a vedere meglio, sia i Benedettini che tutti gli altri Ordini religiosi seguono il consiglio evangelico di pregare sempre, senza stancarsi mai: pregare anche mentre si lavora e si riposa.

Questo insegna Gesù a Marta: per riempire lo stomaco basta un frutto e un bicchiere d’acqua. La preghiera è la “parte migliore”, che deve fecondare ogni azione. Solo così le singole azioni diventano un “passo nella metafisica”, che ci proietta nell’eternità. La preghiera è “la parte migliore” che non viene mai tolta a nessuno.

La quasi totalità degli uomini sono molto lontani da questo insegnamento di Gesù, pensando a costruire sulla terra ciò che, prima o dopo, dovranno lasciare! Molti non hanno tempo neanche di farsi la croce mattina e sera, e tanto meno di andare a messa nei giorni comandati, o di leggere quotidianamente qualche pagina del vangelo!

Pregare, meditare, dedicarsi a Dio, produce un grande tesoro in cielo. In base a questo principio, milioni di uomini e donne nella storia hanno lasciato il mondo e si sono chiusi nei monasteri, per dedicarsi a Dio e agli interessi dell’anima.

Certo, non tutti possono diventare Frati e Suore, ma tutti devono ricordarsi di non dedicare la maggior parte della loro vita alle cose materiali, trascurando la messa, i pellegrinaggi, le visite agli ammalati ecc.

Ecco un consiglio facile: durante la nostra giornata, anche mentre lavoriamo, impariamo ad elevare continuamente il nostro pensiero a Dio, alla Madonna, alla vita eterna. E così come troviamo il tempo per le vacanze, troviamo il tempo per elevarci in alto con la mente e con lo spirito.

P. Fiorenzo Mastroianni

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